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Compact Disk


Era l'anno 1982, e per gli audiofili si profilava una nuova era tecnologica.


La stagione del suono analogico lasciava il posto al digitale.

Giradischi, fonorilevatori, bracci di lettura, manopole per regolare il peso della puntina e attrezzi di ogni genere per eliminare ogni traccia di polvere e di elettricità statica dai solchi dei dischi.

Solo pochi nostalgici ricordano ancora il rito del disco, quello nero, quello analogico che si "suonava" sul giradischi, o meglio sul "piatto" dopo averlo tolto dalla grande (e leggibile) copertina evitando accuratamente di toccarlo con le dita. Tutto questo appartiene ormai a un'epoca lontana, al mondo scomparso dell'analogico estinto a suon di freddi bit del cd.

Compact disc


Raramente un'innovazione tecnologica ha avuto risvolti tanto ampi come quella del cd.

Gli albori, era il 1982: Sony e Philips, alleate per il nuovo standard, presentarono i primi lettori e nelle fiere specializzate dell'elettronica di consumo, apparvero i prototipi per il nuovo standard.

La data di lancio ufficiale, è stata il 31 agosto, quando il colosso giapponese tolse i veli al Cdp-101 e Philips mostrò la sua creatura: il Cd100. Costavano circa 1,3 milioni di lire.

Il dischetto argentato è stato una tecnologia il cui avvento ha mutato lo status quo di un'intera industria, quella discografica e dell'alta fedeltà , impattando profondamente anche sul settore dell'informatica trasformandolo. Dopo l'introduzione del cd, nomi storici si trovarono di fronte a un bivio: adattarsi o scomparire. Sotto l'impeto della rivoluzione digitale costruttori di giradischi quali Thorens,Technics e Dual, produttori di fonorivelatori come Stanton, Ortofon e Shure passarono da posizioni di leadership di massa a ruoli secondari. Per molte società dell'audio professionale e consumer il cd ha rappresentato il fallimento oppure il passaggio di mano, o ancora, la sostanziale modifica del modello di business e la riconversione della produzione, magari puntando su nicchie di mercato come quella dei disc-jockey.

Il compact disc ha trasformato, in un decennio, un'industria portando nelle case una praticità d'uso mai vista prima: basti pensare all'accesso istantaneo ai brani, l'ascolto continuo di un album senza doverlo girare e, soprattutto, la qualità del suono, la quale a onore del vero agli inizi non entusiasmava gli ascoltatori più attenti e raffinati. In molti, infatti, accusavano il compact disc di avere un suono freddo, silenzioso certamente (pochissimo fruscio di fondo) ma meno "coinvolgente" di quello offerto dai migliori giradischi analogici.

Ma il cd non è importante solo per questo e per i risvolti industriali, è una pietra miliare della tecnologia che racchiude oltre un secolo e mezzo di conoscenze matematiche, fisiche e tecniche.

Il compact disc (Compact Digital audio) infatti, porta con sè due grandi innovazioni: la lettura ottica, attraverso un raggio laser, e la digitalizzazione della musica.

Cosa vuol dire digitale?

Significa che il "suono" è rappresentato da una sequenza di bit, da una serie di numeri. I solchi del disco in vinile sono l'esatta trasposizione meccanica dell'onda acustica captata dal microfono in sala di registrazione. Da questa "analogia" tra il segnale in ingresso e quello in uscita trova origine la definizione . E analogici erano ovviamente anche i giradischi meccanici a tromba, il cui principio di base (il fonografo a tamburo di Thomas Edison del 1877) rimase inalterato fino alla nascita del cd: una puntina, prima meccanica e poi piezoelettrica o magnetica, che segue un solco in un disco.

Nel cd la sequenza di bit è incisa in una spirale, che dal centro del disco va verso il bordo esterno, costituita da un alternarsi di fossette (pit e land) che riflettendo o meno il raggio del laser costituiscono il codice numerico sotto forma di 1 e O. Con il digitale la qualità non è più influenzata dal supporto e dal meccanismo di lettura. L'abbinamento tra lettura laser e codifica numerica (e successiva decodifica digitale-analogica) offre alte prestazioni a patto che la trasposizione tra analogico e digitale (e viceversa) sia accurata. Infatti, per digitalizzare la musica si compiono due operazioni di "discretizzazione": campionamento e quantizzazione. La prima serve per rilevare l'ampiezza di un segnale istante per istante, la seconda converte ogni impulso in un codice binario.

ll cd utilizza la tecnica Pcm (Pulse code modulation - modulazione a codice di impulsi) che fu inventata da Alec Reeves nel 1937 e sperimentata per la prima volta negli anni 60 dalla radiotelevisione giapponese Nhk radiotelevisivo, utilizzando un nastro magnetico. Sony nel corso degli anni 70 sviluppa numerosi apparati di conversione Pcm acquisendo esperienza in questo campo.

La storia del cd affonda le radici fin nel 19esimo secolo: la base teorica risale infatti al 1841, quando il matematico Augustin-Louis Cauchy propose un teorema per il campionamento. Le basi teoriche del cd e del trattamento digitale del segnale trovano un punto fermo nei lavori di Harry Nyquist del 1928 (nello stesso anno in cui fu introdotto il disco Lp a 33 giri e 1/3) e di Claude Shannon, il quale nel 1948 pubblica la teoria matematica della comunicazione.

Proprio a Shannon si deve un teorema fondamentale, il quale indica che la frequenza di campionamento deve essere almeno doppia alla massima frequenza del segnale che si vuole digitalizzare.

Il compact disc usa un campionamento di 44,1 kHz, questo vuol dire che il suono è analizzato 44mila volte al secondo e la massima frequenza riproducibile è di 22.000 hertz (ai limiti della soglia di udibilità umana). La quantizzazione è invece pari a 16 bit che permettono di rappresentare 65.535 livelli del segnale e quindi una gamma dinamica di oltre 92 decibel e un rapporto segnale/rumore (indice dell'assenza di fruscio) di almeno 98 dB, molto di più del più costoso dei giradischi.

La nascita del cd è frutto, si è detto, dell'accordo tra Philips e Sony per la condivisione in uno standard unitario delle proprie tecnologie. La casa olandese mise a disposizione le tecniche di registrazione su supporto ottico a lettura laser ideate nel 1969 dal fisico Klass Compaan e da Piet Kramer nei laboratori della Philips, concetti che diedero origine al videodisco Laser e al compact disc, il cui primissimo prototipo sperimentale (lavorava a 14 bit) fu presentato nel 1979.

Sony, invece, stava lavorando dal 1977 insieme a Mitsubishi e Hitachi al formato Dad (Digital audio disc), che prevedeva dischi ottici da 33 cm (ben più grandi dei 12 cm di un cd) e 16 bit di risoluzione.

Sharp invece stava avviando la produzione in massa di diodi laser. Tra l'altro, il laser fu inventato nel 1958, nello stesso anno in cui venne avviata la produzione di Lp stereofonici. Un elemento chiave nella storia del cd è l'opera di Reed e di Solomon, che nel 1960 misero a punto un codice di correzione utilizzato nei lettori di compact per correggere gli errori di lettura del laser.

Philips e Sony nella primavera 1981 definirono uno standard comune (descritto nel cosiddetto Red Book), che portò all'introduzione del cd così come è oggi. Da allora è tutta un'altra musica.

Il compact disc digital audio (Cd-Da) è stato il primo disco ottico a conquistare il grande pubblico.

La prima filiazione fu il Cd-Rom da 640 Mb (nato tra il 1983-1985): un successo senza precedenti, tant'è che oggi non esistono pc senza lettore.

Philips lanciò nel 1986 la strada dell'interattività con il Cd-i (Compact disc interative) ma fu un semiflop. Nel 1982 venne introdotta la tecnologia Cd-R per registrare i Cd, tecnologia che solo negli ultimi sei anni è diventata popolare scalzando il monopolio della cassetta. Altri formati sono il Cd video e il photo cd.

Nel 1997 nasce il Dvd (Digital video disc, poi ribattezzato "versatile") per film, software per computer e anche audio. Il Dvd audio è, infatti, l'alternativa ad altissma qualità , superiore a quella del cd.

E proprio per competere su questo fronte (opposto per livello di prestazioni all'audio digitale compresso dell'Mp3) Sony ha introdotto cinque anni fa il Super audio Cd.

Compact-disc e audio


Analogamente ai tradizionali dischi in vinile, i CD-ROM contengono una singola traccia a spirale che parte dal centro e si sviluppa verso l'esterno. Questa traccia, lunga quasi cinque chilometri e mezzo, è divisa in blocchi di uguale lunghezza chiamati settori.

I dati sono memorizzati mediante l'alternarsi di piccole depressioni di lunghezza variabile (pits) e di aree piatte (lands). La testina di lettura è costituita da un piccolo laser (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation) a bassa potenza e da un fotodiodo: quando il raggio laser colpisce una zona piatta viene riflesso e per mezzo di uno specchio colpisce il fotodiodo, mentre quando viene colpita una depressione la luce del laser viene dispersa ed il fotodiodo non riceve alcun segnale. Contrariamente a quanto sarebbe lecito aspettarsi, lands e pits non rappresentano le cifre binarie 0 e 1. Se così fosse, un singolo bit occuperebbe sulla traccia uno spazio pari a circa 300 nm: il CD dovrebbe allora disporre di un clock accuratissimo che faccia corrispondere ad ogni tick un intervallo di 300 nm alla velocità di rotazione del disco (che oltretutto è variabile). Con le odierne tecnologie un simile dispositivo risulta praticamente inattuabile.

Il metodo usato si basa invece sull'alternarsi di lands e pits. Quando il CD rileva una transizione da land a pit o viceversa, fa partire un timer: alla successiva transizione il valore del timer è proporzionale al numero di bit rappresentato dal pit o land in questione. Ogni transizione da land a pit corrisponde ad un 1 (uno), altrimenti si ha uno 0 (zero).

Per non incorrere nel problema di partenza, le transizioni devono essere frequenti, in modo da poter resettare il timer. In pratica la minima lunghezza di un pit o di un land è di circa 900 nm (3 bit) e la massima circa 3300 nm (11 bit). A causa di questa limitazione non si possono avere due 1 consecutivi ed il numero di zeri tra due bit a 1 può andare da un minimo di due ad un massimo di dieci.

Purtroppo già una semplice coppia di byte può assumere moltissimi valori che violano la regola precedente, perciò bisogna adottare una codifica diversa da quella a cui siamo abituati. La tecnica usata nei CD si chiama EFM (Eight to Fourteen Modulation) e fa corrispondere ad ognuno dei 256 possibili valori di un byte un codice di 14 bit che sia in accordo con le limitazioni sopra descritte. Inoltre tra due codici consecutivi si trovano tre bit di separazione che hanno lo scopo di limitare la lunghezza di una eventuale sequenza di bit uguali che si può creare accostando due codici di 14 bit.

Memorizzati in questa forma, i dati vengono divisi in settori da 2352 byte l'uno. Un settore contiene 12 byte di dati per la sincronizzazione, un header di 4 byte, 2048 byte di dati con correzione d'errore e 288 byte di codici per correggere eventuali errori (se i dati non sono sensibili ad errori occasionali, per es. audio digitalizzato o animazioni video, si può fare a meno della correzione d'errore e aumentare così la capacità del CD). Dato che i settori hanno tutti uguale lunghezza e che la testina deve poter leggere i dati sempre alla stessa velocità (CLV, Constant Linear Velocity, contrapposto al metodo usato negli hard-disk, Constant Angular Velocity o CAV), la velocità del disco varia da circa 500 giri/min per i settori più interni a circa 200 giri/min per quelli più esterni. Il dover cambiare la velocità di rotazione del disco costituisce una delle principali cause della lentezza del tempo di accesso nei CD.

Per quanto riguarda la capacità , nonostante il grande numero di bit "sprecati" per l'EFM e la correzione di errore (e il meglio deve ancora venire nel prossimo paragrafo), le cose si fanno decisamente interessanti. Un CD può contenere infatti ben 333.000 settori, pari a 74 minuti alla velocità standard di lettura (75 settori al secondo). Dato che gli ultimi 14 minuti si trovano sulla parte più esterna del disco, che è la più difficile da incidere, non è raro imbattersi in CD che contengono "solo" 270.000 settori (60 minuti). In soldoni, come direbbe un noto magistrato, 333.000 settori corrispondono a ben 650 MB di dati (742 MB senza correzione d'errore).

Come sono memorizzati i dati:


Visto che i CD hanno un transfer-rate standard di 150 K/sec e che i CD audio sono digitalizzati con 16 bit per canale a 44.1 KHz, per suonare un CD abbiamo bisogno di trasferire ben 172 K/sec. Sappiamo già che la velocità di lettura è di 75 settori/sec e che un settore contiene 2352 byte, e per l'appunto 75x2352 è uguale a 172 K. Sembrerebbe di dover fare a meno dei byte dedicati alla correzione d'errore, ma per fortuna non è così.

I dati memorizzati su CD sono innanzitutti divisi in pacchetti da 24 byte chiamati frame. Ogni frame è organizzato come segue:

Descrizione Lunghezza (bit)


pattern di sincronizzazione 24 + 3


control byte 14 + 3


primo pacchetto dati 12 x (14 + 3) = 204


correzione di errore 4 x (14 + 3) = 68


secondo pacchetto dati 12 x (14 + 3) = 204


correzione di errore 4 x(14 + 3) = 68


Totale: 588 bit


Dunque per memorizzare 192 bit ne vengono impiegati 588! Il metodo impiegato per la correzione degli errori prende il nome di Cross Interleave Reed-Solomon Coding (CIRC). L'efficacia di questo sistema è notevole: per ogni frame i 24 byte di dati vengono inviati al primo decodificatore Reed-Solomon, che usando i primi 4 byte extra è capace di individuare e correggere un errore ogni 32 byte. Successivamente i 24 byte di dati e i rimanenti 4 byte extra vengono spediti, a differenti intervalli, al secondo decodificatore R-S. L'interleaving dei byte permette di scomporre errori di tipo burst, cioè su molti byte consecutivi, in tanti errori che coinvolgono un solo byte per ogni blocco.Se ci sono errori il secondo decoder R-S usa gli ultimi 4 byte per aggiustare i 24 byte di dati. Dopo essere stati deinterallacciati per ripristinare l'ordine di partenza i dati possono essere finalmente inviati in uscita.

Le specifiche per i CD permettono di avere fino a 220 errori al secondo. L'algoritmo CIRC riesce quasi sempre a correggere perfettamente questi errori ed a fornire dati corretti. Errori estesi fino a 450 byte consecutivi, per merito dell'interleaving, vengono corretti senza perdita di informazione. E' comunque possibile che qualcosa sfugga, ma di solito si tratta di piccoli "click" che all'ascolto vengono a malapena percepiti.

Possiamo adesso precisare le affermazioni del paragrafo precedente: un settore contiene 98 frame, per un totale di 98x24 = 2352 byte corretti dal CIRC.Dato che nei CD-ROM l'integrità dei dati è più importante che nei CD audio, di questi 2352 byte gli ultimi 288 sono riservati per un ulteriore livello di correzione di errore. Abbiamo infatti 4 byte di EDC (Error Detecting Code) che contengono il CRC dei dati precedenti e 276 byte di ECC (Error Correcting Code) che ultilizzando ancora la tecnica dell'interleaving ed i codici Reed-Solomon servono a correggere gli errori sfuggiti ai precedenti controlli. La probabilità che rimangano errori non corretti o non rilevati diventa a questo punto bassissima.

Ogni settore ha un mode byte che specifica il tipo di dati in esso contenuti:

modo
Contenuto

0
Tutti i byte valgono zero

1
2048 byte di dati più EDC/ECC

2
CD audio o altri tipi di dati

Quindi uno stesso CD può contenere sia dati che audio (eventualmente i dati devono venire prima).

Gli standard


Lo standard per i CD-ROM è stato definito da un gruppo di aziende conosciuto col nome di High Sierra Group. Il formato proposto da questo gruppo si è infatti diffuso rapidamente e nel 1988 è stato accolto dall'ISO e integrato nel documento siglato ISO-9660. Conosciuto anche come "Yellow Book", permette a diversi sistemi operativi di leggere lo stesso CD-ROM fornendo le specifiche del file-system e dell'organizzazione dei dati su CD.

In seguito questo standard è stato esteso per venire incontro alle esigenze delle applicazioni multimediali più avanzate: il CD-ROM XA (Extended Architecture) permette l'interleaving di dati e audio, quest'ultimo compresso con la tecnica ADPCM (Adaptive Delta Pulse Code Modulation) ed esteso ad un massimo di 16 canali.

Per i CD-DA (Digital Audio) invece, lo standard prende il nome di "Red Book". L'audio viene campionato a 16 bit con una frequenza di 44.1 KHz, il che permette una gamma dinamica di circa 96 dB.

Molto simile al CD XA è il CD-I (Interactive) o "Green Book" sviluppato dalla Philips nel 1986. Diretto concorrente del CDTV (Commodore Dynamic Total Vision) viene implementato come sistema stand-alone basato su una CPU Motorola di classe 680x0 e consente di immagazzinare dati, immagini, video (MPEG) e audio.

Infine abbiamo il Photo CD della Kodak che fa uso di dischi riscrivibili per comprimere e memorizzare fino ad un centinaio di fotografie sullo stesso disco. Essendo basato sulla stessa struttura del CD XA e del CD-I, i lettori CD che supportano questi standard possono leggere anche i Photo CD facendo uso di un appropriato software. Il Photo CD, in ogni caso, è disponibile anche in versione stand-alone collegabile ad un normale televisore.

La libreria CDA


Una delle possibilità più interessanti messe a disposizione dai lettori di CD-ROM su PC è senz'altro quella di poter riprodurre anche i normali CD audio, supportata dalla maggior parte dei drive attualmente in circolazione. Il nostro scopo è appunto quello di integrare questa capacità nelle nostre applicazioni.

Per vedere un CD-ROM come drive DOS c'è bisogno di due driver: il primo cambia a seconda del modello e della marca del CD-ROM istallato, il secondo si chiama di solito MSCDEX e sfrutta le API messe a disposizione dal primo driver per integrare il disco come unità DOS. Per risparmiare spazio, MSCDEX non supporta esplicitamente le funzioni audio del drive, perciò un'applicazione deve parlare con il driver a basso livello. La libreria CDA, insieme ad un CD-player che ne fa uso permette a programmi scritti in linguaggi ad alto livello di utilizzare in modo naturale il CD-ROM come lettore CD-DA senza doversi preoccupare di cosa avvenga "dietro le quinte".

Lettori di Compact disc


Il lettore di compact disc rappresenta il protagonista dell'impianto di Hi-Fi degli anni novanta esso infatti presenta, rispetto al tradizionale sistema dei dischi vinilici, numerosi vantaggi quali ad esempio: maggiore gamma dinamica, minore distorsione, migliore risposta in frequenza e, cosa più importante, i dischi non si consumano durante l'uso in quanto non esiste contatto diretto fra sistema di lettura e superficie del disco grazie alla loro particolare tecnologia costruttiva. Prima di descrive l'apparecchio per la lettura dei dischi vediamo come sono fatti i compact disc e come vengono incisi.

Compact disc


I compact disc (detti anche dischi ottici per il sistema di lettura che prevede l'utilizzazione di luce laser) si presentano come piccoli dischi (diametro di 5 pollici equivalenti a 12 centimetri) di alluminio con superfici estremamente lucide e riflettenti. Le informazioni musicali si trovano solo su di un lato, contrariamente a quanto avviene per i normali dischi vinilici, anche se la durata complessiva di un compact può raggiungere i 74 minuti. Il segnale, in forma digitale, è codificato da una serie di microscopiche tracce (0,1 millesimi di millimetro di larghezza, 0,5 millesimi di millimetro di profondità ) allineate e formanti una lunghissima spirale.

Per la fabbricazione di tali dischi si richiedono dei procedimenti estremamente sofisticati alla portata di poche industrie, ne risulta pertanto un costo finale abbastanza elevato. La fabbricazione dei compact disc inizia con la produzione del Master; esso si ottiene distendendo su di un disco di vetro purissimo uno strato di materiale fotosensibile, successivamente un raggio laser impressiona tale strato con una serie di impulsi che seguono la registrazione musicale fatta in precedenza. I punti di pellicola incisi dal laser vengono rimossi e la superficie viene metallizzata. A questo punto il master ottenuto viene utilizzato, come per i dischi vinilici, quale stampo per produrre i dischi definitivi; questi, dopo l'incisione che avviene sotto una pressa, vengono ricoperti con uno strato di plastica trasparente che proteggerà le microscopiche tracce dalla polvere e dalle abrasioni. Oltre al programma musicale vero e proprio i compact disc contengono una serie di informazioni accessorie che consentono di effettuare durante l'ascolto, ricerche veloci, programmazioni e ripetizioni.

Tutti i compact Disc dati e musica sotto forma di segnali digitali, tuttavia le fasi di registrazione, missaggio e montaggio possono essere state ottenute anche con le tecniche classiche, dette analogiche, quali le registrazioni su nastro magnetico.

I diversi procedimenti seguiti per la produzione dei CD sono evidenziati, sulla maggior parte delle confezioni di dischi, attraverso delle sigle il cui significato è di seguito specificato.

* AAD (Analogico Analogico Digitale).


Questa sigla indica che le registrazioni originali, il missaggio ed il montaggio sono state ottenuti in forma analogica; la masterizzazione in forma digitale.

* ADD (Analogico Digitale Digitale).


Questa sigla indica che le registrazioni originali sono state ottenute in forma analogica, missaggio, montaggio e masterizzazione in forma digitale.

* DDD (Digitale Digitale Digitale).


Questa sigla indica che tutti i passaggi sono stati effettuati con segnali digitali.

Nel caso di dischi di tipo AAD o ADD saranno avvertibili, in fase di riproduzione, dei fruscii dovuti ai nastri magnetici utilizzati nelle diverse fasi di produzione; i dischi del tipo DDD saranno assolutamente esenti da fruscii.

Lettori di compact disc.


Il lettore di compact disc (detto anche CD Player) si compone di tre parti fondamentali: il sistema di lettura, costituito dal pick up laser; il sistema di conversione del segnale da digitale ad analogico, costituito da speciali circuiti elettronici ed il motore che fa girare il piatto ove viene posto il disco.

Il sistema di lettura, oltre al pick up laser comprende una serie di meccanismi che controllano le funzioni del laser. La lettura del disco, diversamente da quanto avviene per i dischi vinilici, avviene dall'interno verso l'esterno ed a velocità diversa; infatti, dato che la quantità di informazioni lette per secondo deve essere costante, mano a mano che il raggio laser si sposta dall'interno verso l'esterno la velocità di rotazione del piatto deve diminuire. La luce laser generata da un apposito diodo, viene focalizzata, attraverso un sistema di lenti, sulla superficie del disco ove si trovano le tracce; un fotodiodo provvede a misurare la quantità di luce riflessa dalla superficie del disco trasformando tale misura in segnale digitale.

Quando il raggio laser colpisce una zona piana del disco tutta la luce viene riflessa sul fotodiodo; viceversa quando il raggio colpisce una traccia la luce viene parzialmente dispersa e pertanto una quantità minore di essa raggiungerà il fotodiodo.

Schema di funzionamento di un lettore CD


L'assoluta insensibilità dei compact disc agli effetti della polvere è dovuta al fatto che il raggio viene focalizzato sulla superficie del disco ove si trovano le tracce e non sulla superficie esterna che, come visto, costituita da uno speciale strato di plastica trasparente. Affinchè la lettura delle tracce avvenga in modo corretto sono necessari moltissimi controlli, effettuati da circuiti specializzati, come ad esempio il controllo della messa a fuoco, la regolazione della velocità di rotazione, la correzione di eventuali errori di lettura, ecc.; in particolare la correzione degli errori è possibile grazie alla speciale codifica con cui i dati sono registrati nelle tracce.

Alcuni apparecchi utilizzano per la lettura del disco tre fasci di raggi laser anzichè uno; di questi uno serve per la lettura vera e propria e gli altri due, che esplorano i margini della traccia, servono a tenere ben focalizzato il raggio di rivelazione al fine di ridurre al minimo gli errori di lettura.

Frequenti sono gli apparecchi a caricatore multiplo, essi sono dotati di cassetto porta CD in grado di ospitare più dischi (tipicamente 6) che saranno letti in sequenza o seguendo un programma stabilito dall'utilizzatore.

Il pannello frontale dei lettori di CD si presenta notevolmente complesso per i numerosi comandi e display di cui è, in genere, fornito.

I principali comandi riguardano la ricerca degli indici (ciascun indice è associato ad un brano musicale), la possibilità di avanzamento rapido e lento, la possibilità di programmare certe sequenze, la possibilità di accessi casuali, la possibilità di ripetere parti del disco o l'intero programma.

Il display fornisce informazioni circa la durata dell'intero disco, la durata dei singoli brani, il numero dell'indice attualmente letto, del tempo residuo ed altre ancora in relazione ai diversi tipi di apparecchi.

I diversi modelli di lettori si differenziano per le funzioni accessorie che sono in grado di svolgere e per la qualità dei materiali utilizzati nella loro fabbricazione; in particolare il cassetto portadischi dovrebbe essere robusto e dotato di un buon sistema di sospensione al fine di evitare movimenti e vibrazioni durante la lettura dei dischi.
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24 novembre 2009 16:09
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30-10-2009
complimenti molto bello e interessante Ciao

14-08-2009
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26-07-2009
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02-06-2008
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02-04-2008
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