Agisce sull'ampiezza della campana che può essere sia positiva (amplificazione) che negativa
(attenuazione).
L'amplificazione massima è un parametro che dipende dalla qualità del circuito:
arrivare a 15dB di guadagno senza introdurre distorsioni implica l'uso di tecnologie sofisticate.
Generalmente troviamo questo tipo di EQ sui canali del mixer. Più il mixer è di fascia
professionale, più i suoi peak EQ consentono guadagni elevati senza introdurre distorsioni. Nei
mixer di fascia media generalmente i guadagni sono dell'ordine di 12dB (ricordiamo che tra 12 dB
e 15dB c'è di mezzo un raddoppio del segnale in termini elettrici dunque c'è una notevole
differenza).
Frequenza di taglio (frequenza centrale - center frequency)
È la frequenza alla quale si ha il guadagno massimo (o minimo) sulla campana. Generalmente un
potenziometro ne consente la variazione permettendo di centrare la campana esattamente nella
zona di frequenze che vogliamo manipolare.
Fattore di merito Q (Q factor)
È un parametro che misura l'ampiezza della campana cioè l'ampiezza della banda di frequenze
che vengono amplificate (o attenuate). È calcolato in base alla seguente formula:
Q= fc/(larghezza relativa di banda)
dove la larghezza relativa di banda è misurata a 3dB al di sotto del picco. Il fattore di merito Q è
indipendente dalla zona di frequenze in cui lo si sta considerando.
Vediamo questo fatto con un
esempio numerico tenendo presente che la scala delle frequenze ` logaritmica. Tra 20Hz e 100Hz
la larghezza relativa di banda è di 80Hz. Ora se ci spostiamo alle alte frequenze per esempio a
10000 Hz abbiamo che la nostra campana si estenderebbe tra i 9960 e i 10040Hz cioè avremmo
una campana strettissima (oltretutto impossibile da realizzare per motivi fisici).
Dunque se
fissassimo solo il valore della larghezza relativa di banda e con il controllo della frequenza centrale
facessimo scorrerere il filtro lungo tutto lo spettro di frequenza osserveremmo che la campana si
restringe andando verso le alte frequenze e si allarga andando verso le basse.
Dato che vogliamo
che una volta fissata , la larghezza di banda resti costante lungo tutto lo spettro, introduciamo
nella formula la frequenza centrale come fattore di normalizzazione. Vediamo in pratica con i
numeri come variano i fattori in gioco (sia w=larghezza relativa di banda):
Equalizzatore a scaffale (Shelving EQ- termine inglese)
Questo tipo di equalizzatore viene utilizzato per avere un controllo sugli estremi dello spettro delle
frequenze udibili. è dotato di 2 controlli standard:
Frequenza di taglio (roll-off)
Calcolata nel punto in cui la curva di guadagno decade di 3dB rispetto al valore massimo
Guadagno (gain)
Applica una amplificazione o una attenuazione alla banda del segnale superiore alla frequenza di
taglio.
Equalizzatori parametrici: (Parametric EQ- termine inglese)
Completamente parametrici
è possibile modificare tutte e tre le grandezze che caratterizzano la campana di equalizzazione:
frequenza centrale (fc) guadagno (A), fattore di merito (Q).
I mixer professionali hanno su ogni
canale un equalizzatore parametrico a 4 bande: bassi, medio bassi, medio alti, alti.
Semi parametrici
il fattore di merito Q non è variabile cioè la forma della campana è fissa (generalmente Q viene
fissato ad un valore circa pari a 1.5)
Di picco
sono fissi i valori di fc e Q ed è possibile intervenire solo sul guadagno. Questi
EQ sono il tipo più economico e vengono installati su mixer di fascia bassa.
Composto da una serie di singoli equalizzatori a campana. La larghezza della campana varia a
seconda del contesto operativo per il quale l'equalizzatore viene disegnato.
Gli equalizzatori passivi utilizzano solo componenti passivi, che non necessitano di una
alimentazione e dunque non possono realizzare un reale aumento del guadagno. Generalmente
quando il guadagno viene posto al massimo, il segnale non viene alterato mentre viene attenuato
quando il guadagno viene diminuito tramite un potenziometro o un cursore. Il loro principale
difetto è che introducono una leggera caduta sul segnale a causa della perdita sui componenti
passivi.
Equalizzatori attivi utilizzano componenti elettronici attivi quali i transistors
o circuiti integrati dunque consentono un reale aumento del guadagno. Tuttavia a causa della
circuiteria attiva si possono introdurre maggiori distorsioni nonchè del rumore anche se ciò
avviene solo utilizzando equalizzatori attivi di scarsa qualità.
Con l'attuale tecnologia, c'è un gran numero di modi con cui possiamo equalizzare un programma
musicale.
La tecnologia si è molto evoluta negli ultimi vent'anni: vecchi, classici equalizzatori passivi hanno
ormai ceduto il passo a nuove tecniche, che impiegano componenti di altissima qualità. L'avvento di amplificatori costituiti da circuiti integrati di basso costo - in particolare - si è
tradotto in una autentica rivoluzione nella progettazione dei circuiti degli equalizzatori, ed in
un'enorme miglioramento dei loro rapporti qualità/prezzo.
Il tipo più semplice di equalizzatore impiegato per l'uso professionale, è il semplice
controllo di toni. La loro scarsa flessibilità limita la loro utilità: ma essi
hanno dei precisi e definiti vantaggi, spesso misconosciuti, che equalizzatori più elaborati non
hanno.
Un tipico controllo di tono ha una risposta in frequenza con una rapidità massima di 6 decibel per ogni ottava:
Il guadagno alle frequenze più basse parte da 0 dB. Da qui inizia una curva in aumento (od in
diminuzione, a seconda se giriamo verso destra o verso sinistra la manopola di controllo di tono).
Le curve raggiungono infine un nuovo valore (circa+ 20 dB o - 20 dB) e rimangono a questo
valore. Non curvano insomma più ne verso l'alto ne verso il basso; almeno finchè le frequenze
rimangono dentro la gamma udibile dall'orecchio umano.
Siccome i circuiti elettrici che producono
queste curve sono in primo ordine (hanno sol un'impedenza ed un condensatore) la rapidità
massima di questa pendenza è di 6 dB per ogni ottava: ogni volta che si raddoppia il valore della
frequenza raddoppia anche il guadagno ogni volta che si dimezza il valore della frequenza, si
dimezza anche il guadagno.
I circuiti di ordine superiore ( contengono più d'un condensatore e più d'una impedenza) possono
produrre risposte in frequenza più ripide; e curve con una forma più complessa.
Un vantaggio del responso ottenuto con circuiti di primo ordine
(pendenza massima 6 dB/Ottava) è che non si ha mai - in questo caso - una risonanza.
Risonanza che si ha quando i circuiti di ordine superiore sono attraversati da un transiente.
Questi transienti fanno si che il circuito produca una frequenza che cessa più o meno lentamente,
a seconda del grado di" damping" o del "fattore Q". Questa frequenza, produce una sgradevole
colorazione nel programma equalizzato.
Abbiamo detto che le curve ottenute con un controllo di tono, sono inoltre "reciproche". Questo
significa che se prendiamo i due controlli di tono uguali, li colleghiamo in serie, e regoliamo uno su
un certo valore di aumento, e l'altro sullo stesso valore ma in diminuzione, la risposta in frequenza
risultante è piatta, e l'onda quadra non è danneggiata dal passaggio attraverso entrambi i
controlli di tono. L'effetto dei secondo ha insomma annullato l'effetto del primo.
In generale, occorre dire che l'orecchio umano è molto più sensibile alla risposta in frequenza che
alla fase; per questo le curve prodotte da un equalizzatore sono di capitale importanza
per determinare il suo corretto impiego dal punto di vista musicale.
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